Il ritorno delle produzioni internazionali in Italia passa sempre più dai territori. Accanto ai poli storici, cresce l’interesse verso aree meno esposte ma capaci di offrire paesaggi distintivi e nuove possibilità narrative.
È una dinamica che riflette un cambiamento più ampio: non più solo location iconiche, ma ecosistemi locali in grado di dialogare con il circuito industry globale.
Per decenni, l’attrattività dell’Italia si è concentrata attorno a Roma e a Cinecittà. Oggi questa centralità resta, ma si affianca a una progressiva apertura verso nuovi territori, meno saturi e più flessibili sotto il profilo produttivo.
In questo contesto si inserisce Asrai, progetto della regista britannica Faith Elizabeth, attualmente in sviluppo tra Italia e circuito internazionale. Il film prende forma lungo la Costa dei Trabocchi e costruisce un immaginario fantasy a partire da elementi reali, trasformando il paesaggio in componente narrativa.
Il progetto Asrai nasce da un’esperienza diretta sul territorio italiano. All’origine del film c’è un soggiorno in Abruzzo della regista, ospite dell’amica e collega Alida Pantone, le cui radici professionali sono profondamente legate a Roma, dove ha vissuto e lavorato prima di trasferirsi all’estero. È proprio attraverso questo legame che prende forma l’idea del film. Vivendo il territorio dall’interno, lontano da uno sguardo turistico, il progetto si sviluppa a partire da un’esperienza immersiva, a contatto con luoghi, ritmi e comunità locali.
«Non è stato solo un viaggio, ma un’esperienza immersiva nella vita quotidiana italiana: i ritmi, le relazioni, il modo di vivere il tempo. Tutto questo ha influenzato profondamente il mondo del film», racconta la regista.
Faith Elizabeth porta con sé un solido posizionamento internazionale, maturato anche attraverso il suo lavoro con Yes She Cannes e la partecipazione a piattaforme industry di primo piano, tra cui il Winston Baker Film Finance Forum, oltre a interventi in contesti come il Sitges Film Festival e il Marché du Film di Cannes.
Pur partendo da luoghi reali, “Asrai” costruisce un mondo narrativo autonomo, in cui la costa italiana diventa spazio simbolico e universale. Elemento centrale del progetto sono i trabocchi, le iconiche strutture in legno sospese sul mare. La loro presenza, allo stesso tempo fragile e potente, ha acceso l’immaginazione della regista, diventando il punto di partenza per una nuova mitologia.
«Guardandoli, ho avuto la sensazione che non fossero semplicemente strumenti di pesca, ma qualcosa di più misterioso. Da lì è nata una domanda: e se il mare nascondesse qualcosa?» (Faith Elizabeth)
Da questa suggestione prende forma una rilettura contemporanea del mito delle sirene, che nel film diventano figure complesse, lontane dagli stereotipi, utilizzate per esplorare temi universali come l’identità, l’isolamento e il senso di appartenenza.
Il progetto prosegue ora il suo sviluppo in Italia. In questi giorni la regista è impegnata in un workshop di scrittura nell’ambito di HerArts Film Lab, iniziativa internazionale dedicata allo sviluppo di progetti cinematografici al femminile, presentata anche nell’ambito della Berlinale e ospitata a Paestum. La partecipazione di Faith Elizabeth al programma è supportata da BFI Network e British Council, a conferma del riconoscimento e del sostegno da parte di due tra le principali istituzioni britanniche per lo sviluppo del talento cinematografico.
In continuità con una tradizione che ha trasformato luoghi italiani in scenari universali, “Asrai” punta a costruire un nuovo immaginario: una costa sospesa tra realtà e mito, dove i trabocchi diventano simboli e il mare custodisce storie ancora da raccontare.